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Care colleghe e cari colleghi,

Milano sta attraversando una fase decisiva. Nei prossimi mesi il dibattito pubblico sarà inevitabilmente assorbito dalla campagna elettorale e dalla discussione su chi dovrà guidare la città. Ma ci sono problemi che non possono essere rinviati alla prossima Amministrazione. Devono essere affrontati adesso.

Il primo è il funzionamento degli uffici tecnici comunali. Il dialogo con il Comune di Milano e con la vicesindaca Anna Scavuzzo prosegue. È un confronto che consideriamo necessario e che abbiamo sempre affrontato con spirito istituzionale, ma il dialogo, per essere efficace, deve tradursi in risultati concreti.

Le segnalazioni che riceviamo dalle imprese associate restituiscono ancora una realtà molto difficile: permessi di costruire che non vengono rilasciati, arretrato che non si riduce, interlocuzioni lente o assenti e operatori che non riescono a conoscere con chiarezza lo stato dei procedimenti presentati. E il blocco non riguarda soltanto i grandi interventi al centro del dibattito pubblico: restano ferme anche pratiche ordinarie e progetti di minori dimensioni, impostati nel rispetto delle regole introdotte dal Comune.

Quando un procedimento amministrativo rimane sospeso, non si ferma semplicemente un progetto immobiliare. Si rinviano abitazioni, servizi, riqualificazioni, bonifiche, spazi pubblici e investimenti. Si bloccano decisioni imprenditoriali, si riduce l’offerta futura di case e si alimenta un clima di incertezza che allontana capitali e competenze.

Non possiamo inoltre dimenticare che i tempi dell’edilizia sono necessariamente lunghi. Tra la nascita di un progetto e la consegna di un’abitazione possono trascorrere sei o sette anni. Fermare oggi le autorizzazioni significa produrre conseguenze che la città avvertirà per molto tempo. I cantieri già autorizzati arriveranno a conclusione; se nel frattempo non ne partiranno di nuovi, alle ricadute sul mercato si aggiungeranno quelle sull’occupazione. Il rischio è che la paralisi degli ultimi anni diventi la crisi del prossimo decennio.

A questa difficoltà locale si sommano la conclusione della stagione straordinaria del PNRR, l’instabilità geopolitica, la volatilità dei costi dei materiali, la riduzione degli incentivi e la crescente complessità economica degli interventi. Sono fattori che, combinati, rischiano di generare una tempesta perfetta per il settore delle costruzioni. Non solo a Milano, ma in tutta Italia.

Alle istituzioni non chiediamo scorciatoie, deroghe indiscriminate o minori controlli. Chiediamo regole comprensibili, procedure trasparenti, responsabilità definite e tempi verificabili. La legalità non si tutela fermando ogni decisione. Si tutela mettendo chi deve decidere nelle condizioni di farlo correttamente, sulla base di norme chiare e di processi tracciabili.
Occorre innanzitutto rendere trasparente lo stato delle pratiche. Ogni operatore dovrebbe poter sapere in quale fase si trova il proprio procedimento, quali approfondimenti siano necessari, chi ne abbia la responsabilità e quali siano i tempi previsti per la conclusione. Ma serve anche una rendicontazione complessiva e periodica: quanti permessi vengono rilasciati, quanto arretrato viene smaltito e quali sono i tempi medi dei procedimenti.
La digitalizzazione può offrire un contributo determinante. L’invio, la gestione e il monitoraggio delle pratiche devono avvenire attraverso strumenti moderni, interoperabili e accessibili. Anche l’intelligenza artificiale può aiutare gli uffici nell’analisi documentale, nel confronto tra norme, nella verifica degli elementi ricorrenti e nell’organizzazione delle istruttorie.
La tecnologia non deve sostituire il funzionario pubblico. Deve metterlo nelle condizioni di lavorare meglio, con maggiore sicurezza, uniformità e velocità.

Ma la tecnologia, da sola, non basta. È necessario ricostruire un rapporto ordinario e maturo tra amministrazione, professionisti e imprese. Negli ultimi anni il confronto tra pubblico e privato è stato troppo spesso rappresentato come qualcosa di sospetto. Questo ha generato timore, irrigidimento e paura della firma. Eppure, nessun processo di trasformazione urbana può prescindere dalla collaborazione tra chi governa il territorio e chi possiede le competenze, le risorse e la capacità organizzativa per realizzare gli interventi.
Collaborare non significa confondere i ruoli. Significa riconoscerli, renderli trasparenti e orientare energie diverse verso obiettivi pubblici condivisi. Lo stesso principio vale per il tema della casa.

Milano, come tutte le grandi città italiane, ha bisogno di abitazioni accessibili per studenti, giovani, famiglie e lavoratori. Il settore pubblico, tuttavia, non dispone da solo delle risorse necessarie per soddisfare questa domanda. La collaborazione con gli operatori privati è quindi indispensabile, ma deve poggiare su condizioni realistiche. Non è possibile caricare gli interventi privati di obiettivi sociali senza verificarne contemporaneamente la fattibilità economica. La sintesi deve essere trovata insieme, mettendo in relazione interesse pubblico, accessibilità dell’abitare, qualità urbana e sostenibilità degli investimenti.

Esiste infine una questione nazionale che non può più essere ignorata. La legge urbanistica nazionale risale al 1942, quando il problema principale era accompagnare l’espansione urbana. Oggi la sfida è completamente diversa: recuperare aree dismesse, riqualificare edifici, bonificare suoli, migliorare le prestazioni energetiche, adattare i quartieri ai cambiamenti climatici e ridurre il consumo di nuovo territorio.
Non serve una norma costruita soltanto sul caso milanese, né un ulteriore irrigidimento delle regole. Serve una riforma nazionale che accompagni tutte le città italiane verso il 2035, fornendo strumenti adeguati alla rigenerazione urbana contemporanea.

Vogliamo città bloccate, nelle quali diminuiscono le case disponibili, aumentano i prezzi e gli investimenti si spostano altrove? Oppure vogliamo città attrattive e inclusive, capaci di formare giovani e offrire loro le condizioni per restare, lavorare e costruire il proprio futuro? Milano non può permettersi di rinviare ancora questa scelta. La ripartenza deve cominciare adesso.

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