Intervista a Silvia Ricci Presidente Istituto Carlo Bazzi
Presidente, dall’anno scolastico 2026/2027 entrerà in vigore la riforma degli Istituti Tecnici. Cosa prevede, e quali sono i pro e i contro?
La riforma degli Istituti Tecnici ha l’obiettivo di rendere i percorsi ancora più coerenti con le esigenze del mondo del lavoro, rafforzando le competenze tecniche, digitali e trasversali degli studenti, potenziando il collegamento con le imprese e introducendo modelli più flessibili, in continuità con gli ITS. In questo scenario, l’Istituto Carlo Bazzi si trova già da tempo in linea con molti degli indirizzi della riforma. Essendo un ente bilaterale delle costruzioni milanesi, è naturalmente connesso al sistema produttivo: da oltre trent’anni accompagniamo gli studenti in esperienze dirette in impresa e in cantiere. Abbiamo inoltre un forte legame con il territorio, testimoniato dalla presenza nel CdA di enti come il Comune di Milano e la Camera di Commercio, e un approccio didattico integrato, dove discipline come costruzioni, tecnologia e impianti vengono affrontate in modo coordinato da più docenti. Negli ultimi anni abbiamo investito anche sull’internazionalizzazione, con progetti Erasmus+, e sulla continuità formativa, essendo tra i fondatori dell’ITS Cantieri dell’Arte. Per questo, guardiamo alla riforma soprattutto come a un’opportunità, perché formalizza e rafforza un modello che al Bazzi è già realtà da anni. Per quanto riguarda il percorso 4+2, stiamo valutandone l’introduzione a partire dall’anno scolastico 2027-2028.
Pensa che la riforma influirà sul numero degli iscritti all’Istituto? Qual è l’andamento negli ultimi anni? E in cosa l’Istituto sta investendo per attrarre sempre più studenti?
Più che la riforma, sarà la capacità del settore delle costruzioni di raccontarsi in modo efficace a influenzare il numero degli iscritti. È su questo che stiamo lavorando: negli ultimi anni abbiamo investito nel potenziamento delle tecnologie didattiche, nell’innovazione dei laboratori e nel miglioramento della comunicazione, anche attraverso i canali digitali, per dialogare in modo più diretto con i giovani. Parallelamente, abbiamo ampliato le attività educative: siamo Centro di Promozione per la Cultura della Protezione Civile, abbiamo realizzato un Museo della Sicurezza e promuoviamo numerosi progetti di educazione civica in collaborazione con enti bilaterali e partner del territorio. Questo approccio, che unisce formazione tecnica, esperienza concreta e crescita personale, ci ha permesso di registrare un incremento costante degli studenti negli ultimi quattro anni.
Lei è stata Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Assimpredil Ance. Quali sono le leve che il settore può e deve esercitare per attrarre i giovani?
Il primo passo è raccontare il settore per quello che è oggi: un ambito profondamente trasformato, al centro di sfide legate a sostenibilità, innovazione e digitalizzazione.
Le costruzioni non sono più solo tradizione, ma rappresentano un settore dinamico, in cui i giovani possono trovare percorsi professionali stimolanti e ricchi di responsabilità. I nostri studenti saranno i tecnici che progetteranno e realizzeranno gli spazi del futuro: luoghi di vita, lavoro e relazione. Per attrarre i giovani è fondamentale mostrare concretamente queste opportunità, valorizzare i diversi profili professionali e aprire le porte dei cantieri, facendo vivere esperienze dirette. In questo senso, ricordo con particolare soddisfazione il progetto “Giovani Percorsi Edili”, avviato durante il mio mandato come Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Assimpredil Ance. L’idea era semplice, ma potente: entrare nelle scuole, incontrare gli studenti e portarli in cantiere, per far conoscere da vicino il valore di questo lavoro. Il progetto, realizzato insieme a ESEM-CPT e alle organizzazioni sindacali, ha permesso di raccontare il settore da punti di vista diversi e di accompagnare i ragazzi in visite tecniche guidate, con particolare attenzione ai temi della sicurezza, dell’uso corretto dei DPI e della tutela del lavoratore. L’obiettivo è sempre stato quello di trasmettere un messaggio chiaro: quello delle costruzioni è un lavoro concreto, dignitoso e ricco di valore, che unisce competenze tecniche, responsabilità, innovazione e attenzione alla bellezza e alla qualità degli spazi. Sono felice che questo progetto stia proseguendo anche oggi, perché significa continuare a investire nel futuro del settore e nelle nuove generazioni.
Ed è in questo contesto che si inserisce l’Istituto Carlo Bazzi, una realtà unica nel panorama formativo, capace di integrare scuola, impresa e territorio per formare tecnici competenti, consapevoli e pronti a interpretare al meglio le sfide del domani.