Quale futuro per Milano dopo i Giochi?
La legalità e le certezze che servono per il futuro
Suggerimento n.122/4 del 2 marzo 2026
Con la chiusura delle Olimpiadi e con le prossime Paraolimpiadi, si possono già tracciare i primi bilanci, soprattutto, guardare avanti: quale futuro per Milano allo spegnimento della Fiamma Olimpica?
Nei prossimi mesi prenderà inevitabilmente avvio il confronto politico in vista delle elezioni amministrative del 2027. In questo contesto, ogni riflessione sulla situazione presente e futura della città rischia di essere piegata a logiche di contrapposizione e di diventare sempre più strumento di campagna elettorale, da una parte e dall’altra.
Proprio per questo, è fondamentale concentrarsi urgentemente sulla soluzione di una delle principali emergenze che Milano sta vivendo: la paralisi dell’urbanistica e le sue conseguenze economiche e sociali.
Tuttavia, come ampiamente testimoniato dai media, è in corso un duro conflitto istituzionale tra la Procura e l’Amministrazione comunale. Una “guerra tra poteri” che sta producendo un effetto gravissimo: il blocco dello sviluppo della città e a pagarne il prezzo non sono soltanto i soggetti direttamente coinvolti, ma l’intero sistema urbano milanese.
Milano, dopo il successo di Expo 2015, è innegabilmente migliorata, diventando una vera capitale europea in grado di competere con le principali città del mondo. Con la vetrina delle Olimpiadi c’è una nuova possibilità di progresso, che però oggi è sospesa proprio a causa di questo conflitto, innescando paura della firma, incertezza amministrativa e blocco decisionale. Se, dopo Expo, è stato il contesto che ha aiutato a Milano a correre, oggi, dopo le Olimpiadi, è proprio il contesto istituzionale a tenerla ferma.
Se questa situazione dovesse protrarsi ancora a lungo, nel giro di pochi mesi non ci saranno più cantieri, perché quelli in corso termineranno i loro lavori e quelli nuovi, che avrebbero dovuto iniziare, rimangono incagliati nelle pratiche amministrative del Comune di Milano.
Ma quando i cantieri spariscono dal panorama cittadino, le conseguenze sono immediate e profonde: si arrestano gli investimenti, si riducono le opportunità occupazionali e rallenta l’economia urbana nel suo complesso. Il blocco di tutti gli uffici dell’urbanistica rappresenta una ferita seria per il tessuto economico e sociale di Milano, con effetti che rischiano di protrarsi nel tempo.
In un momento storico di forte emergenza abitativa, tutto questo produrrebbe un esito paradossale e drammatico: una città sempre più cara, meno accessibile ed incapace di rispondere ai bisogni di chi la vive tutti i giorni. Perché una città senza cantieri è una città che rinuncia al futuro.
Per queste ragioni, come Presidente di Assimpredil Ance, rivolgo un appello a tutte le Istituzioni e le forze politiche affinché, in questa fase, con responsabilità ed urgenza individuino una soluzione condivisa, chiara e rapida a un conflitto che sta lacerando la città, paralizzando gli investimenti e mettendo a rischio il suo futuro.
Servono certezza del diritto, uniformità applicativa dello stesso, tempi trasparenti: la legalità non può essere solo un’alternativa allo sviluppo, perché ne è la sua condizione necessaria.
Se non si interviene ora, il costo dell’immobilismo sarà inevitabilmente pagato nei prossimi anni, da tutta Milano e dai suoi cittadini.
Giovanni Deleo, Presidente Assimpredil Ance