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PROTAGONISTI

Intervista ing. Carlotta Penati, Presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano.


1.Presidente, a breve scadrà il suo mandato: può tracciare un bilancio di quanto fatto nel quadriennio? Di cosa è più soddisfatta?
Sono stati quattro anni intensissimi, segnati da un grande lavoro e da una forte assunzione di responsabilità; il bilancio che traccio oggi è certamente molto positivo. Quando questa consiliatura si è insediata, nel luglio 2022, arrivavamo da un periodo complesso: anche gli Ordini professionali sono stati colpiti dagli effetti della pandemia, mentre il Paese si trovava davanti a una fase di ripartenza che richiedeva riforme, visione e capacità di trasformare gli obiettivi in progetti concreti.
Fin dall’inizio ho impostato il mandato su alcuni principi che per me erano chiari e non negoziabili: massimo coinvolgimento degli iscritti, efficientamento della struttura dell’Ordine, totale trasparenza amministrativa e soprattutto un forte riposizionamento istituzionale dell’ingegneria milanese. Volevamo un Ordine che non fosse un semplice osservatore, ma un attore protagonista, capace di supportare attivamente le istituzioni, la politica e il territorio.
Credo che uno dei risultati più importanti sia stato proprio quello di riportare l’Ordine degli Ingegneri di Milano al centro del dibattito territoriale e nazionale. Abbiamo lavorato per valorizzare la cultura, le competenze e il patrimonio professionale dei nostri circa 12.550 iscritti, facendo capire che gli ingegneri non devono essere coinvolti solo nella fase esecutiva delle trasformazioni, ma devono essere ascoltati prima, nella definizione stessa delle strategie e delle riforme.
Ho fortemente voluto costruire un dialogo aperto e costante con tutte le forze politiche e con le istituzioni, a livello comunale, regionale e nazionale. Oggi Comune, Regione, Città Metropolitana e numerosi enti ci chiedono supporto, pareri e contributi tecnici su temi cruciali per il territorio; inoltre siedo personalmente nel Consiglio della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza, Lodi quale Rappresentante delle Professioni: è la prima volta che un ingegnere assume questo ruolo. Questi riconoscimenti di autorevolezza non sono scontati: sono il risultato di un lavoro quotidiano di relazioni, presenza e credibilità.
Sono particolarmente soddisfatta del fatto che l’Ordine sia stato percepito sempre più come un ente pubblico al servizio della collettività, capace di portare competenza tecnica e visione anche nei momenti più delicati che hanno interessato Milano, penso ad esempio alle recenti vicende legate all’urbanistica.
In questi anni abbiamo cercato di affermare con forza un principio: la politica individua gli obiettivi, è vero, ma sono gli ingegneri i professionisti più adatti a tradurre quelle visioni in soluzioni concrete, sostenibili e realizzabili. Il contributo dell’ingegneria, però, deve intervenire ancora prima della fase attuativa: gli ingegneri devono aiutare la politica a leggere i dati, interpretare i fenomeni e valutare gli impatti delle decisioni. Le visioni, per essere davvero efficaci, devono poggiare su analisi tecniche, numeri e conoscenza dei sistemi complessi; altrimenti il rischio è che prevalgano approcci emergenziali o scelte dettate più dalla percezione che da una reale valutazione delle conseguenze.
Per questo crediamo che gli ingegneri debbano affiancare le istituzioni sia nella fase strategica e programmatoria, contribuendo a costruire decisioni più consapevoli, sia nella fase operativa, trasformando gli obiettivi in progetti concretamente realizzabili e utili alla collettività.
Far comprendere questo valore alle istituzioni è probabilmente il risultato di cui vado più fiera.
Uno dei cambiamenti più importanti è stato l’abbandono di una logica autoreferenziale. Abbiamo lavorato per costruire un Ordine realmente aperto alla comunità e vicino ai propri iscritti, capace di ascoltare i bisogni della professione e di trasformarli in iniziative concrete. In questo percorso abbiamo voluto valorizzare il patrimonio di competenze interne, a partire dal lavoro delle Commissioni, che rappresentano uno dei motori più importanti dell’Ordine.
Abbiamo quindi rafforzato e ampliato alcuni ambiti che in passato non avevano ricevuto sufficiente attenzione. Sono nate diverse nuove commissioni, ad esempio la Commissione Metrologia, la prima commissione “congiunta” a livello nazionale tra l’Ordine di Milano e quello di Napoli, un’esperienza innovativa che dimostra come gli Ordini possano collaborare superando i confini territoriali. Abbiamo istituito la Commissione Efficienza Energetica del Costruito, per presidiare con maggiore competenza un tema sul quale, durante la stagione del Superbonus, era emersa la necessità di un confronto tecnico più strutturato. E abbiamo creato il Gruppo di Lavoro sull’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di affrontare in modo serio e multidisciplinare uno dei temi più rilevanti e trasversali per il futuro della professione. Il potenziamento delle Commissioni ha avuto un duplice valore: da un lato rafforzare la capacità dell’Ordine di presidiare temi emergenti e strategici; dall’altro avvicinare maggiormente gli iscritti alla vita dell’Ordine creando così una comunità professionale più coinvolta, partecipativa e consapevole del proprio ruolo all’interno delle trasformazioni in atto.
Un altro risultato di cui vado particolarmente fiera riguarda la battaglia per il mantenimento della formazione a distanza. La FAD era stata introdotta come misura emergenziale durante il Covid e avrebbe dovuto concludersi prima a dicembre 2023, poi a marzo 2024. In quel momento il Consiglio Nazionale aveva espresso l’intenzione di non prorogarne ulteriormente l’utilizzo, ma il nostro consiglio milanese ha ritenuto che sarebbe stato un grave errore tornare indietro.
L’Ordine di Milano si è fatto capofila di una posizione molto chiara: la formazione a distanza rappresenta un modello inclusivo, sostenibile ed efficace, capace di ampliare la partecipazione e di rispondere alle diverse esigenze professionali e personali degli iscritti. Abbiamo sostenuto con forza il principio secondo cui gli Ordini territoriali devono poter scegliere in piena autonomia le modalità formative più adatte ai propri iscritti, nella convinzione che la qualità della formazione non dipenda dalla presenza fisica, ma dai contenuti, dal metodo e dalla responsabilità dei professionisti.
Durante l’Assemblea dei Presidenti del 14 dicembre 2024 abbiamo presentato una mozione che è stata approvata quasi all’unanimità e che ha portato il Consiglio Nazionale a modificare le proprie linee di indirizzo sulla formazione. È stato un passaggio importante, non solo per Milano, ma per tutti gli iscritti.
Naturalmente il cambiamento non è mai un percorso lineare. Innovare significa anche mettere in discussione modelli consolidati e affrontare resistenze. Per raggiungere obiettivi così complessi è stato necessario avviare un profondo rinnovamento interno dell’Ordine, che ha coinvolto il Consiglio, le Commissioni, gli organismi collegati e soprattutto il lavoro quotidiano e instancabile dei nostri uffici. Senza questa squadra e senza una struttura capace di evolversi, molti dei risultati raggiunti non sarebbero stati possibili.

2.Qual è l’eredità che lascia al suo successore? Quali pensa che siano le direttrici da seguire nei prossimi quattro anni?
Credo che l’eredità più importante che lasciamo sia un Ordine profondamente cambiato nel suo approccio: più aperto, più concreto, più partecipativo e molto più vicino ai propri iscritti. In questi quattro anni abbiamo lavorato per trasformare l’Ordine da struttura percepita come distante a soggetto autorevole, presente e realmente utile alla professione e alla collettività.
Lasciamo un Ordine in salute, con bilanci solidi, una macchina amministrativa più efficiente e una credibilità istituzionale molto rafforzata. Ma soprattutto lasciamo un metodo: ascolto, coinvolgimento e presenza. Credo che questo sia il patrimonio più importante da non disperdere.
L’ingegneria oggi è una leva strategica per lo sviluppo del Paese. Le grandi trasformazioni che stiamo vivendo — digitalizzazione, transizione energetica, intelligenza artificiale, sostenibilità e rigenerazione urbana — richiedono una guida competente, capace di conoscere i meccanismi amministrativi, ma anche di muoversi con autorevolezza nei contesti istituzionali. Per questo mi auguro che la prossima consiliatura prosegua lungo la linea di trasparenza, innovazione e credibilità costruita in questi anni, consolidando le basi che sono state create e raccogliendo i frutti di quanto seminato.
Un indicatore molto concreto del cambiamento avvenuto è la crescita della partecipazione degli iscritti: nelle nostre assemblee annuali abbiamo registrato un aumento di oltre il 300% di presenze rispetto alla passata consiliatura. Questo significa che gli iscritti hanno ricominciato a percepire l’Ordine come una casa comune, un luogo in cui poter contribuire, confrontarsi e incidere realmente.
Molto è stato fatto anche sul piano della comunicazione, perché il coinvolgimento passa necessariamente dalla capacità di raggiungere le persone. Abbiamo rinnovato completamente il modo di comunicare dell’Ordine, introducendo newsletter mensili, una presenza strutturata sui social e strumenti più rapidi e accessibili di dialogo con gli iscritti. Questo ci ha permesso non solo di informare meglio, ma anche di coinvolgere direttamente i colleghi in alcune scelte strategiche: penso, ad esempio, alla possibilità rivolta a tutti i 12.550 iscritti di candidarsi alle commissioni tecniche UNI dopo l’ingresso dell’Ordine come socio di rappresentanza, oppure alla raccolta ed alla realizzazione di candidature per incarichi di rilievo nelle partecipate del Comune di Milano.
Coltivo la speranza che il nuovo Consiglio continui ad avere la volontà e la forza di sostenere concretamente gli ingegneri nei luoghi decisionali strategici come abbiamo cercato di fare in questi anni. Una delle direttrici fondamentali per il futuro, a mio avviso, è proprio questa: aumentare la presenza degli ingegneri nei ruoli apicali e decisionali del Paese. Le competenze tecniche devono entrare sempre di più nei processi di governo delle trasformazioni.
Un altro tema centrale sarà la formazione. Credo che l’Ordine debba continuare a investire nella formazione gratuita, rendendola sempre più pratica, interdisciplinare e aderente alle sfide della transizione digitale.
Allo stesso tempo sarà fondamentale continuare a presidiare il tema dell’intelligenza artificiale, accompagnando istituzioni, Pubblica Amministrazione e PMI nell’adozione di modelli etici e responsabili. Gli ingegneri non devono essere coinvolti solo per le loro competenze tecniche, ma anche per il loro ruolo di garanti nei confronti della collettività. La professione ha una responsabilità civile ed etica che nei prossimi anni sarà sempre più centrale.
La prossima consiliatura dovrà investire nel sostegno ai giovani professionisti e ai neo-iscritti. Iniziative come “L’Ordine risponde” o gli incontri di benvenuto hanno avuto un valore importante perché hanno contribuito a creare vicinanza e senso di appartenenza fin dall’inizio del percorso professionale.
Un’altra direttrice imprescindibile sarà la prosecuzione del percorso di digitalizzazione dell’Ordine. In questi anni abbiamo guidato il passaggio dell’infrastruttura in cloud e completato la digitalizzazione integrale dell’Albo, integrandolo con il portale istituzionale. È stato un processo complesso, ma che ha reso la gestione molto più efficiente e moderna. Chi guiderà l’Ordine nei prossimi anni dovrà continuare a mantenere questa capacità di innovazione, offrendo servizi sempre più avanzati agli iscritti.
C’è poi un tema che considero fondamentale: l’inclusione. Abbiamo avviato con forza il Progetto Donna, con iniziative concrete per promuovere la parità di genere e sostenere la carriera femminile nelle discipline STEM. Non si tratta di un tema simbolico, ma strutturale: servono strumenti, monitoraggi attraverso parametri oggettivi e concreti e politiche che aiutino davvero a rimuovere gli ostacoli che limitano la piena partecipazione dei professionisti alla vita economica e sociale. Mi auguro che questo lavoro venga proseguito e rafforzato.
Allo stesso modo sarà importante continuare il lavoro della Rete delle Professioni, di cui l’Ordine di Milano è capofila, soprattutto sui grandi temi trasversali come l’equo compenso. In questi anni abbiamo portato la voce degli ingegneri anche nei tavoli legislativi e istituzionali, come dimostra la recente partecipazione alle audizioni in Regione Lombardia sui progetti di legge dedicati alla tutela delle prestazioni professionali. Recentemente abbiamo avanzato una proposta concreta: una piattaforma interoperabile con i portali SUE/SUAP che consenta di verificare la regolarità dei pagamenti professionali prima dell’autorizzazione delle pratiche. È un esempio molto chiaro del ruolo che un Ordine moderno deve avere: non limitarsi alla rappresentanza, ma contribuire con soluzioni tecniche e operative ai problemi reali del sistema.
Infine, credo sia importante continuare a rafforzare la dimensione internazionale della professione. La firma a Bruxelles del Memorandum of Understanding del progetto 4ME-Engineers, insieme agli ordini e alle associazioni delle quattro regioni più industrializzate d’Europa (oltre all’Ordine di Milano in rappresentanza di Regione Lombardia, Ingénieurs et Scientifiques de France Lyon-Rhône-Ain, Ingenieurkammer Baden-Württemberg, Enginyers Industrials de Catalunya), rappresenta il primo passo concreto verso una collaborazione europea stabile tra ingegneri, fondata sullo scambio di competenze, sulla mobilità professionale in Europa e sulla formazione continua. Anche questa è una sfida che il futuro dovrà continuare a coltivare con visione e coraggio.

3.Nelle ultime settimane, avete organizzato due eventi cui anche Assimpredil Ance ha avuto occasione di partecipare. Qual è l’apporto che la nostra Associazione ha potuto offrire, a suo parere?
Assimpredil ANCE rappresenta per noi un interlocutore strategico e imprescindibile sul territorio. Parliamo dell’associazione che rappresenta il mondo delle imprese di costruzione e che, al proprio interno, vede la presenza di moltissimi ingegneri impegnati quotidianamente nella gestione concreta dei cantieri, delle opere e delle trasformazioni urbane. Anche per questo considero molto significativa la guida dell’associazione affidata oggi al Presidente Giovanni Deleo, che porta con sé una sensibilità tecnica e ingegneristica particolarmente preziosa.
Negli ultimi eventi che abbiamo organizzato abbiamo voluto coinvolgere Assimpredil ANCE soprattutto sul tema dei lavori pubblici, perché siamo convinti che il Paese abbia bisogno di una forte accelerazione nella capacità di realizzare opere e infrastrutture. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che tutti gli attori della filiera — professionisti, imprese, committenza pubblica e istituzioni — lavorino in modo coordinato e responsabile.
Su questo terreno credo ci sia una visione molto condivisa. Il nuovo Codice Appalti, con il principio del risultato sancito dall’articolo 1, ci invita a superare una logica puramente formale e burocratica delle procedure, per concentrarci invece sul raggiungimento concreto dell’interesse pubblico: opere realizzate bene, nei tempi corretti, con qualità e riduzione del contenzioso. È un cambio culturale molto importante.
Ritengo che oggi sia necessario superare le contrapposizioni tra i diversi soggetti della filiera. Ognuno deve mantenere il proprio ruolo e le proprie responsabilità, ma serve un senso di collaborazione e di responsabilità condivisa. Proprio per questo è stato promosso un tavolo di confronto stabile tra Ordine, Assimpredil ANCE e Comune di Milano — con l’auspicio di un coinvolgimento sempre più strutturato anche di Regione Lombardia — per affrontare con continuità e approccio tecnico le problematiche che incidono sull’efficienza dei cantieri e sul raggiungimento degli obiettivi. L’idea è quella di creare momenti periodici di confronto non tra “controparti”, ma tra soggetti che condividono un obiettivo comune: rendere più efficace, più trasparente e più sostenibile il sistema delle opere e delle trasformazioni del territorio.
Credo che questa capacità di costruire alleanze tra professioni, imprese e istituzioni sia oggi uno degli elementi più importanti per affrontare le sfide del Paese.

4.Nel complesso, qual è il rapporto tra l’Ordine e l’Associazione. Su quali ambiti e linee di intervento pensa possa instaurarsi una proficua collaborazione tra queste due realtà?
Il rapporto tra l’Ordine degli Ingegneri di Milano e Assimpredil ANCE ha oggi un valore particolarmente strategico, perché nasce dalla consapevolezza che le grandi trasformazioni del territorio non possano più essere affrontate da soggetti isolati. L’obiettivo deve essere quello di costruire una relazione collaborativa e stabile, nella quale istituzioni, professionisti e operatori privati lavorino insieme per realizzare l’interesse pubblico e il bene comune.
Pur avendo nature diverse — l’Ordine è un ente pubblico non economico, mentre Assimpredil ANCE è un’associazione di categoria — condividiamo molte sfide comuni: la qualità delle opere, l’efficienza dei processi, la sicurezza, l’innovazione e la capacità di rendere il sistema delle costruzioni più competitivo.
Per questo ritengo che il rapporto tra le nostre realtà debba essere ulteriormente coltivato e rafforzato, a partire da alcuni ambiti molto concreti. Uno di questi è sicuramente la formazione congiunta. Credo molto nella costruzione di percorsi condivisi tra professionisti e imprese, perché oggi la filiera ha bisogno di linguaggi comuni, competenze integrate e momenti di confronto reale. È una logica win-win: gli ingegneri comprendono meglio le esigenze operative delle imprese e le imprese possono confrontarsi più direttamente con l’evoluzione normativa, tecnologica e progettuale.
Penso, ad esempio, a tutti i temi legati alla digitalizzazione del settore delle costruzioni. Il BIM, la gestione digitale dei processi, l’interoperabilità dei dati e l’introduzione dell’intelligenza artificiale rappresentano una sfida enorme. In questo l’Ordine può offrire un supporto importante, mettendo a disposizione competenze tecniche, formazione e accompagnamento all’innovazione, con l’obiettivo di rendere il sistema produttivo più competitivo.
Un altro ambito sul quale credo sia fondamentale lavorare insieme è quello del partenariato pubblico-privato. Il PPP non deve essere visto soltanto come uno strumento contrattuale, ma come un vero modello di governance condivisa dei progetti complessi. Oggi più che mai serve una collaborazione strutturata tra committenza pubblica, professionisti e imprese per affrontare opere che richiedono visione, sostenibilità economica e capacità gestionale.
Considerate alcune recenti evoluzioni del quadro europeo che rischiano di rendere più complesso il rapporto tra pubblico e privato nei grandi progetti infrastrutturali, penso che Ordini professionali e associazioni di categoria debbano fare fronte comune, individuando nuove strategie e nuovi modelli di collaborazione capaci di tutelare tanto la qualità delle opere quanto la capacità di investimento e sviluppo del sistema Paese.
Un ulteriore terreno di collaborazione riguarda il tema delle competenze internazionali e dell’inclusione professionale. Milano è una città sempre più internazionale e i cantieri vedono una presenza crescente di lavoratori e professionisti provenienti da altri Paesi. Gli ingegneri stranieri possono rappresentare un ponte importante di competenze, linguaggi e culture tecniche. Anche qui il ruolo dell’Ordine è fondamentale, sia nella qualificazione professionale sia nella formazione continua, per favorire integrazione, sicurezza e qualità del lavoro nei cantieri.
Infine, credo che il valore più importante di questa collaborazione stia proprio nel metodo: creare tavoli permanenti di confronto tecnico, e non solo politico, come quelli che abbiamo iniziato a promuovere insieme a Comune e Regione, significa superare logiche contrapposte e lavorare invece come una filiera che condivide responsabilità e obiettivi comuni.
Solo attraverso una reale alleanza tra il mondo delle professioni, delle imprese e delle istituzioni sarà possibile affrontare le grandi sfide di un contesto sempre più complesso, interconnesso e in continua evoluzione.


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