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URBANISTICA ED EDILIZIA

MILANO E LA SFIDA DELL'ABITARE ACCESSIBILE

Il tema dell’abitare è tornato al centro del dibattito milanese non come emergenza contingente, ma come questione strutturale che interroga il modello stesso di città. La presentazione della Fase 2 del Piano Casa del Comune di Milano, avvenuta nel corso del convegno “Abitare accessibile”, tenutosi giovedì 22 gennaio a Palazzo Reale, ha avuto il merito di chiarire questo punto: la casa non è una variabile residuale dello sviluppo urbano, ma uno dei suoi principali fattori di disuguaglianza.

Non si tratta di un problema esclusivamente milanese. Le dinamiche che oggi comprimono l’accesso alla casa attraversano l’Europa e le grandi città globali: la finanziarizzazione dell’immobiliare residenziale, la crescente mobilità verso i centri con maggiori opportunità, la trasformazione del settore turistico, la progressiva riduzione delle politiche di welfare dopo le crisi economiche dell’ultimo decennio. Tuttavia, se le cause sono globali, gli effetti si manifestano in modo profondamente locale. È nelle città che la tensione sull’abitare diventa visibile e politicamente rilevante.

Milano rappresenta un caso emblematico. A fronte di una popolazione complessiva stabile o in lieve calo, aumentano le famiglie e cresce il turnover generazionale. In particolare, la fascia tra i 19 e i 34 anni registra più ingressi che uscite: una popolazione mobile, attratta dalle opportunità lavorative, che esprime una domanda abitativa prevalentemente orientata all’affitto. È proprio qui che il sistema mostra le sue maggiori fragilità. L’offerta di edilizia residenziale pubblica copre solo una parte marginale del fabbisogno e risulta insufficiente per intercettare quella fascia “intermedia” di lavoratori che non rientra nei requisiti dell’ERP ma non riesce a sostenere i prezzi del mercato libero.

Il Piano Casa, nella sua seconda fase, riconosce esplicitamente questa frattura e prova a intervenire su più livelli temporali. Nel breve periodo, con misure di sostegno all’affitto; nel medio periodo, attraverso il recupero di alloggi vuoti e di patrimonio esistente; nel lungo periodo, con un piano straordinario fondato sulla messa a disposizione di aree pubbliche e su partenariati pubblico-privati orientati alla locazione a canone sostenibile. L’obiettivo dichiarato è chiaro: aumentare l’offerta di case in affitto per chi lavora e vive stabilmente in città, riportando il costo dell’abitare entro una soglia compatibile con i redditi.

In questa impostazione c’è un cambio di paradigma rilevante. L’abitare non viene più trattato come un problema esclusivamente sociale o emergenziale, ma come una leva strutturale di politica urbana. La scelta di puntare sull’affitto, sulla rigenerazione del patrimonio esistente e su una regia pubblica forte segnala la volontà di governare le trasformazioni del mercato, anziché subirle. Allo stesso tempo, emerge la consapevolezza che la questione abitativa non può essere affrontata solo entro i confini comunali, ma richiede uno sguardo metropolitano, capace di integrare territorio, mobilità e servizi.

Autori: Sebastiano Del Rosso e Anna Giacomoni
 

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